KayOne, alchimista, mago e giocoliere del colore.

Chi è Kay One, al secolo Marco Mantovani? "Il writer più discusso", come si è autoironicamente definito lui stesso, perché "sempre vestito elegante e mai da b-boy", con l'aria "da ragazzo benestante e non del ghetto"? O invece, come hanno scritto più volte di lui i giornali, "il writer della prima ora", uno dei più importanti tra quelli che, nella seconda metà degli anni Ottanta, furono i celebri "pionieri del writing a Milano", che col tempo sono diventati "imprescindibili punti di riferimento, e in qualche caso veri e propri miti per i writer più giovani"? O, piuttosto, ancora, quello che, passati gli anni della prima giovinezza, ha saputo riciclarsi, trasformandosi in un "pubblicitario con la faccia del bravo ragazzo", il "giovanotto dai toni pacati, jeans, camicia e maglioncino color pastello", il quale, però, nonostante tutto, "non ha mai voluto rinnegare lo spray", continuando, nottetempo, a dedicarsi anche alla street art? E' l'incorreggibile "bad boy" della cultura di strada o il designer di successo, che studia le campagne pubblicitarie per grandi aziende e istituzioni? E' l'ex ragazzo uscito dalla scuola del fumetto, affascinato dai characters dei manga e dei cartoon, che, in anticipo sui tempi, ha saputo trasportare poi sui muri, al'interno dei suoi "pezzi", o invece il raffinato cultore del lettering e della cultura hip hop? E' il "funambolo dello spray", quello che si è industriato nelle mille arguzie tecniche "per ottenere tappini skinny o fat", alle prese con "pennarelli enormi con inchiostri indelebili" per sfidare le superfici urbane più improbabili attraverso le infinite sfumature del colore, o piuttosto quello che, da sempre, ha guardato con attenzione all'impatto della materia e dell'impasto pittorico sugli occhi dello spettatore, proprio come un pittore "classico"? Oppure oggi è, invece, soprattutto un artista originale, solitario, colto e raffinato, che nel suo linguaggio mixa, con grande libertà e spregiudicatezza, la grande lezione dell'Action Painting americana, la pazza giocosità della Pop Art, la forza della tradizione informale europea e, naturalmente, la dirompente immediatezza della cultura "street" – dunque l'artista "serio", approdato al supporto della tela e alle mostre "ufficiali", in alcuni dei più importanti musei pubblici internazionali?
Chi è, insomma, oggi, Kay One? Il ragazzo di strada "puro e duro", il pubblicitario di sucesso che sa leggere e decodificare i messaggi provenienti dal mondo dei media e della comunicazione, o il pittore che, nel chiuso del proprio studio, studia accuratamente gli accostamenti di forme e di colori, controlla con attenzione la materia, trasforma il gioco formale del "bombing" in potenza espressiva e coloristica? Indubbiamente, è tutto questo insieme, e forse anche di più: writer della prima ora, certo, oltre che "fumettaro" senza carta e senza strisce, che porta sui muri i "charachers" partoriti dalla sua immaginazione, intelligente decodificatore della società mediatica, ma anche autentico pittore di gesto e di materia, e soprattutto formidabile alchimista del segno e del colore, dripper funambolico e tuttavia controllatissimo nel gestire il sottilissimo equilibrio della composizione, "ladro" e riciclatore delle immagini, dei simboli, dei codici comunicativi della società dello spettacolo, giocoso e divertito vee-jay di mille e mille segni, lettere, parole, immagini, fotografie, che sembrano fatalmente perdersi sullo sfondo della materia pura: e poi creatore di fittissime e straordinarie texture, pattern grafici e pittorici, giochi prospettici, calembour compositivi, divertissement, equilibrismi, azzardi, caleidoscopici dinamismi di lineee e di colori; virtuoso della pittura a spray e del gesto pittorico informale, lasciato cadere sulla tela con solo apparente immediatezza (in realtà con rigida e controllatissima energia dimanica), inventore di una nuova energia della materia, seduttore visivo dai mille trucchi coloristici, in grado di giocare su infiniti piani differenti mixando tra di loro, con grande libertà e spregiudicatezza, codici linguistici diversi e a volte solo apparentemente opposti, e riunendo in un unico schema compositivo la lezione tutta italiana d'un Vedova o quella della miglior tradizione del dinamismo di marca futurista, con quella americana di Pollock e di De Kooning, e poi la velocità pittorica del wtiring più tradizionale con l'amiccamento ai codici della comunicazione della cultura Pop.
Kay One è diventato, così, l'esploratore di infiniti universi dai confini incerti e misteriosi: magmatici assemblaggi di ossimori visivi, sempre sospesi tra caos naturale e artificiale, mondi pazzi e immaginari, frammenti d'idee, intuizioni, libere associazioni di forme e di colori, spirali mistiche, costellazioni psichiche, abissi atmosferici e mentali, paradisi artificiali creati dal puro e gioioso gioco d'incrocio delle forme, orchestre sinfoniche prive d'ogni suono, melodie della forma e del colore allo stato primigenio, caleidoscopici assemblages visivi: Kay One è insieme un giocoliere, un alchimista e un mago - nell'accezione secondofuturista di un Depero e della sua straordinaria "casa del Mago" come laboratorio d'idee pazze da trasformare in fredda progettualità -, che nel suo laboratorio visivo, nel suo misterioso e caleidoscopico gabinetto medianico, nel suo antro magico, appunto, mescola senza soluzione di continuità colle, terre, sabbie, pigmenti, lacche, smalti, spray, vernici, e poi metalli, legno, tela, carta – i supporti più svariati -, secondo una ricetta che pare insieme antichissima e assolutamente nuova e originale, del tutto logica e coerente eppure ogni volta diversa dalle precedenti; una ricetta di manipolazione della materia e della forma che solo lui conosce e sa ogni volta, magicamente, riprodurre, e grazie alla quale manipola, mixa, impasta e traforma il senso stesso e più profondo della forma.
Pittore insieme istintuale e controllatissimo, Kay One sa infatti costruire il quadro con uno strano misto di calore e insieme di freddezza: è il calore di una pittura che vive di un gesto veloce, immediato, vibrante, e di una materia corposa, stratificata, magmatica, quantomai viva e pulsante; di una pittura che non è mai calcolata e non può essere calcolabile nel suo fondo più nascosto e più profondo, quello dove risiede l'emozione immediata e spesso imprevista che ogni volta produce, come un piccolo miracolo alchemico, cabalistico e pirotecnico, il singolo quadro, la singola opera d'arte; ma, allo stesso tempo, nella sua pittura c'è anche una sorta di freddezza, una calcolata e studiatissima precisione nella composizione, che porta l'artista a costruire il quadro con la meticolosità – e la ponderatezza - d'un pittore antico: dando forma al quadro passo per passo, attraverso studi, misurazioni, sovrapposizioni, con l'utilizzo di mascherine, di bordature, di studiatissimi – e assai lenti – processi di giustapposizione di linee e di forze contrastanti, che lo portano, piano piano, a giungere all'immagine finale. Da questo mix di studiato dinamismo e di calcolatissima gestualità, di calore e di freddezza, di calcolo quasi matematico e di fortissima emotività, da questo incrocio di straripante energia visiva e di perfetta tenuta dell'immagine finale, nasce l'originalità e la forza della pittura di Kay One: writer, giocoliere, alchimista della visione e formidabile creatore di universi funambolici e di immaginari mondi pazzi, coloratissimi e dinamici.

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