KAYONE, ALCHIMISTA, MAGO
E GIOCOLIERE DEL COLORE


di Alessandro Riva

Chi è KayOne, al secolo Marco Mantovani. "Il writer più discusso", come si è autoironicamente definito lui stesso, perché "sempre vestito elegante e mai da b-boy", con l'aria "da ragazzo benestante e non del ghetto". O invece, come hanno scritto più volte di lui i giornali, "il writer della prima ora", uno dei più importanti tra quelli che, nella seconda metà degli anni Ottanta, furono i celebri "pionieri del writing a Milano", che col tempo sono diventati "imprescindibili punti di riferimento, e in qualche caso veri e propri miti per i writer più giovani". O, piuttosto, ancora, quello che, passati gli anni della prima giovinezza, ha saputo riciclarsi, trasformandosi in un "pubblicitario con la faccia del bravo ragazzo", il "giovanotto dai toni pacati, jeans, camicia e maglioncino color pastello", il quale, però, nonostante tutto, "non ha mai voluto rinnegare lo spray", continuando, nottetempo, a dedicarsi anche alla street art. E' l'incorreggibile "bad boy" della cultura di strada o il designer di successo, che studia le campagne pubblicitarie per grandi aziende e istituzioni. E' l'ex ragazzo uscito dalla scuola del fumetto, affascinato dai characters dei manga e dei cartoon, che, in anticipo sui tempi, ha saputo trasportare poi sui muri, al'interno dei suoi "pezzi", o invece il raffinato cultore del lettering e della cultura hip hop. E' il "funambolo dello spray", quello che si è industriato nelle mille arguzie tecniche "per ottenere tappini skinny o fat", alle prese con "pennarelli enormi con inchiostri indelebili" per sfidare le superfici urbane più improbabili attraverso le infinite sfumature del colore, o piuttosto quello che, da sempre, ha guardato con attenzione all'impatto della materia e dell'impasto pittorico sugli occhi dello spettatore, proprio come un pittore "classico". Oppure oggi è, invece, soprattutto un artista originale, solitario, colto e raffinato, che nel suo linguaggio mixa, con grande libertà e spregiudicatezza, la grande lezione dell'Action Painting americana, la pazza giocosità della Pop Art, la forza della tradizione informale europea e, naturalmente, la dirompente immediatezza della cultura "street" – dunque l'artista "serio", approdato al supporto della tela e alle mostre "ufficiali", in alcuni dei più importanti musei pubblici internazionali. Chi è, insomma, oggi, Kay One. Il ragazzo di strada "puro e duro", il pubblicitario di sucesso che sa leggere e decodificare i messaggi provenienti dal mondo dei media e della comunicazione, o il pittore che, nel chiuso del proprio studio, studia accuratamente gli accostamenti di forme e di colori, controlla con attenzione la materia, trasforma il gioco formale del "bombing" in potenza espressiva e coloristica. Indubbiamente, è tutto questo insieme, e forse anche di più: writer della prima ora, certo, oltre che "fumettaro" senza carta e senza strisce, che porta sui muri i "charachers" partoriti dalla sua immaginazione, intelligente decodificatore della società mediatica, ma anche autentico pittore di gesto e di materia, e soprattutto formidabile alchimista del segno e del colore, dripper funambolico e tuttavia controllatissimo nel gestire il sottilissimo equilibrio della composizione, "ladro" e riciclatore delle immagini, dei simboli, dei codici comunicativi della società dello spettacolo, giocoso e divertito vee-jay di mille e mille segni, lettere, parole, immagini, fotografie, che sembrano fatalmente perdersi sullo sfondo della materia pura: e poi creatore di fittissime e straordinarie texture, pattern grafici e pittorici, giochi prospettici, calembour compositivi, divertissement, equilibrismi, azzardi, caleidoscopici dinamismi di lineee e di colori; virtuoso della pittura a spray e del gesto pittorico informale, lasciato cadere sulla tela con solo apparente immediatezza (in realtà con rigida e controllatissima energia dimanica), inventore di una nuova energia della materia, seduttore visivo dai mille trucchi coloristici, in grado di giocare su infiniti piani differenti mixando tra di loro, con grande libertà e spregiudicatezza, codici linguistici diversi e a volte solo apparentemente opposti, e riunendo in un unico schema compositivo la lezione tutta italiana d'un Vedova o quella della miglior tradizione del dinamismo di marca futurista, con quella americana di Pollock e di De Kooning, e poi la velocità pittorica del wtiring più tradizionale con l'amiccamento ai codici della comunicazione della cultura Pop. KayOne è diventato, così, l'esploratore di infiniti universi dai confini incerti e misteriosi: magmatici assemblaggi di ossimori visivi, sempre sospesi tra caos naturale e artificiale, mondi pazzi e immaginari, frammenti d'idee, intuizioni, libere associazioni di forme e di colori, spirali mistiche, costellazioni psichiche, abissi atmosferici e mentali, paradisi artificiali creati dal puro e gioioso gioco d'incrocio delle forme, orchestre sinfoniche prive d'ogni suono, melodie della forma e del colore allo stato primigenio, caleidoscopici assemblages visivi: Kay One è insieme un giocoliere, un alchimista e un mago - nell'accezione secondofuturista di un Depero e della sua straordinaria "casa del Mago" come laboratorio d'idee pazze da trasformare in fredda progettualità -, che nel suo laboratorio visivo, nel suo misterioso e caleidoscopico gabinetto medianico, nel suo antro magico, appunto, mescola senza soluzione di continuità colle, terre, sabbie, pigmenti, lacche, smalti, spray, vernici, e poi metalli, legno, tela, carta – i supporti più svariati -, secondo una ricetta che pare insieme antichissima e assolutamente nuova e originale, del tutto logica e coerente eppure ogni volta diversa dalle precedenti; una ricetta di manipolazione della materia e della forma che solo lui conosce e sa ogni volta, magicamente, riprodurre, e grazie alla quale manipola, mixa, impasta e traforma il senso stesso e più profondo della forma. Pittore insieme istintuale e controllatissimo, Kay One sa infatti costruire il quadro con uno strano misto di calore e insieme di freddezza: è il calore di una pittura che vive di un gesto veloce, immediato, vibrante, e di una materia corposa, stratificata, magmatica, quantomai viva e pulsante; di una pittura che non è mai calcolata e non può essere calcolabile nel suo fondo più nascosto e più profondo, quello dove risiede l'emozione immediata e spesso imprevista che ogni volta produce, come un piccolo miracolo alchemico, cabalistico e pirotecnico, il singolo quadro, la singola opera d'arte; ma, allo stesso tempo, nella sua pittura c'è anche una sorta di freddezza, una calcolata e studiatissima precisione nella composizione, che porta l'artista a costruire il quadro con la meticolosità – e la ponderatezza - d'un pittore antico: dando forma al quadro passo per passo, attraverso studi, misurazioni, sovrapposizioni, con l'utilizzo di mascherine, di bordature, di studiatissimi – e assai lenti – processi di giustapposizione di linee e di forze contrastanti, che lo portano, piano piano, a giungere all'immagine finale. Da questo mix di studiato dinamismo e di calcolatissima gestualità, di calore e di freddezza, di calcolo quasi matematico e di fortissima emotività, da questo incrocio di straripante energia visiva e di perfetta tenuta dell'immagine finale, nasce l'originalità e la forza della pittura di Kay One: writer, giocoliere, alchimista della visione e formidabile creatore di universi funambolici e di immaginari mondi pazzi, coloratissimi e dinamici.




Vittorio Sgarbi, Alessandro Riva e Dario Fo davanti ai lavori di KayOne.

KayOne, Alchemist, Magician and wizard of color.

Just who is KayOne, aka Marco Mantovani. "The most controversial of writers," as he wryly describes himself. Perhaps because he always dresses elegantly, "never like a b-boy. I look well-heeled, not like someone out of the ghetto." Or, as many magazines have said, "one of the earliest writers" and among the most important of the celebrated "pioneers of writing in Milan" in the later 80s, those who eventually became "models and true icons for younger writers". Is he the writer who put his youth behind him and emerged as "an adman with a nice-boy look," a "quiet guy in jeans, shirt and a pastel sweater," yet "he's never turned his back on his past" and continues to devote himself to street art. Is he the incorrigible "bad boy" of street culture or the successful designer who devises advertising campaigns for big companies and institutional clients. Is he the youngster who graduated from the school for comic book artists, fascinated by manga and cartoon characters, a pioneer in transferring them to walls in his "pieces". or is he the refined connoisseur of lettering and hip hop culture. Is he the "spray acrobat", who used all his technical ingenuity to get hold of "skinny or fat caps", struggling with "huge indelible ink markers" to challenge the most improbable urban surfaces through the endless shades of color. Or the artist who always carefully studied the impact of the materials and pictorial impasto, just like any Old Master. Or, above all, is he today an original, solitary, educated and refined artist, whose vocabulary freely and openly combines the important lesson of American Action Painting, the wackiness of Pop Art, the strength of European Tachisme and, of course, the explosive immediacy of street culture — hence the "serious artist" who has ended up painting on canvas and showing his work at official exhibitions in some of the most important international public museums. So who is KayOne today. The streetwise kid, the successful advertising agent who knows how to interpret and decipher messages from the world of the media and communications. Or the painter working in his studio, who carefully studies combinations of forms, colors and materials, and transforms the formal game of "bombing" into expression and chromatic energy. Clearly he is all these things together and maybe even more: certainly one of the first writers, he is also a comic book artist, who works without paper, transferring the characters created by his imagination onto walls. He's a smart decoder of the media society, but also an authentic painter of gesture and materials, and above all an incredible alchemist of signs and colors, an acrobatic dripper yet completely in control of the subtle balance of the composition, a "thief" and recycler of images and symbols, the communicative signs of the society of the spectacle, a playful and amused vee-jay of numerous signs, letters, words, images and photographs, which seem inevitably to merge with their pure material backdrop. And then the creator of dense and extraordinary textures, graphic and pictorial patterns, games of perspective, compositional puns, divertissements, acrobatics, hazards, kaleidoscopic dynamisms of lines and colors. A virtuoso of the spray can and informal painting, whose gesture is imprinted on the painting with apparent immediacy (but actually with a rigorous and controlled movement), the inventor of a new material energy, a visual seducer who uses endless tricks of coloring, able to play with different levels, freely and spontaneously mixing different linguistic codes and uniting in the same compositional scheme the wholly Italian work of Vedova or the or the best dynamic tradition of the Futurists, together with the American achievement of Pollock and De Kooning, and then the speed painting of the most traditional kind of writing with the communicative codes of Pop culture. In this way KayOne has become the explorer of infinite universes with indefinite and mysterious limits: chaotic assemblages of visual oxymorons, always on a knife's edge between natural and artificial chaos, crazy and imaginary worlds, scraps of ideas, intuitions, free associations of forms and colors, mystic spirals, psychic constellations, atmospheric and mental abysses, artificial paradises created by the pure and joyous interplay of mixed forms, soundless symphonies, melodies of form and color in the primitive state, and visual kaleidoscopic assemblages. KayOne is a wizard, an alchemist and a magician all together—in the late Futurist sense of Depero and his extraordinary "magic house" as a laboratory of crazy ideas to be transformed into cool projects, which in his visual laboratory, in his mysterious and kaleidoscopic media studio, in his magic cave, where he unceasingly mixes glues, earths, sands, pigments, lacquers, enamels, sprays, paints, and metal, wood, cloth and paper—the most varied supports—to a recipe that seems to be ancient yet absolutely new and original, totally logical and consistent yet always different from those that went before; a recipe for manipulating materials and forms that he alone knows and succeeds on each occasion in magically reproducing, and thanks to which he makes, mixes and transforms the innermost significance of form. An instinctive yet controlled painter, KayOne builds up his work with a strange mix of warmth and coldness: it's the heat of painting based on a rapid, immediate, vibrant gesture and on a thick, stratified, chaotic, living and pulsating material; painting that is unpredictable and unforeseeable in its deepest significance, in which the immediate and often unexpected emotion creates the painting, the work of art as a minor alchemical, cabalistic and pyrotechnical miracle. But at the same time there's a sort of coldness, a calculated and studied accuracy in the composition, that leads the artist to construct his work with the meticulousness and circumspection of an Old Master: shaping the picture step by step through studies, measurements, layers, using masks, borders, slow and carefully studied juxtapositions of contrasting lines and forces, which gradually achieve the final image. From this mixture of studied dynamism and calculated gestural expressiveness, of warmth and coolness, of nearly mathematical accuracy and strong sensitivity, from the interweaving of abundant visual energy and the perfect validity of the final image, emerge KayOne's originality and strength as a painter: writer, wizard, alchemist of vision and incredible creator of acrobatic universes and of wacky imaginary dynamic and colorful worlds

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